LO SAPEVI? #1 “PRESENT TENSE, IL CAPOLAVORO NASCOSTO DEI RADIOHEAD”

 

Thom-Yorke

La recensione di oggi non riguarda un artista, né un album, ma una sola canzone, scritta da Thom Yorke nel 2009.
La canzone si chiama “Present tense” ed è senza dubbio uno dei capolavori dei Radiohead, ovvero del gruppo più influente della musica rock degli ultimi venti anni.
Ha un unico difetto: la canzone in questione non esiste.
Almeno, non nel senso tradizionale del termine, perché non si trova in nessun disco dei Radiohead né in un lavoro solista del suo geniale leader che l’ha composta: esiste solo su Youtube, e nella mente di migliaia di fans del gruppo e amanti della musica che ne hanno fatto un vero oggetto di culto.
Questa è la sua incredibile storia: nel 2009 si tiene nel Suffolk la quarta edizione del Latitude Festival, una manifestazione che riunisce stelle e stelline del rock per tre giorni di musica all’aperto.
Tra gli ospiti principali, Thom Yorke, che ha pubblicato da tre anni il suo disco solista “The eraser”. L’ultimo disco dei Radiohead – fino a quel momento – risale al 2007, ed è il meraviglioso “In rainbows”.
Il nostro esegue un set di un’ora, da solo, alternando esecuzioni al piano e alla chitarra e pare particolarmente ispirato, ripercorrendo alcuni dei momenti più belli del gruppo e qualche pezzo del suo repertorio solista; a metà del set, si alza dal seggiolino del pianoforte, imbraccia la chitarra e si siede al centro del palco, annunciando “una nuova canzone”.
Chi conosce i Radiohead sa che spesso il gruppo usa proporre dal vivo dei pezzi nuovi prima dell’uscita di un nuovo disco, per cui nessuno pare particolarmente stupito, ma questa volta è tutto diverso, sin dalla prima nota.
Parte un accordo semplice ma geniale, che cattura le orecchie in un giro circolare struggente e di enorme impatto: si è immediatamente trasportati in un mondo alieno, futuro, malinconico… il mondo dei pezzi più classici dei Radiohead.
Quando Yorke aggiunge la voce agli accordi e inizia la parte cantata si ha la conferma di essere di fronte ad un capolavoro; sono passati solo pochi secondi ma si è già completamente rapiti dalla musica, finché non si capisce che è la storia che il cantante inglese ci racconta il pezzo forte del brano, sin dalla prima frase: “this dance, this dance is like a weapon, like a weapon of self defence, of self defence against the present, against the present tense” (per vedere l’esibizione, questo il video)

Thom invita la sua donna a ballare mentre il mondo precipita giù, ed è una danza folle e tristissima, a occhi chiusi, anzi “deaf, dumb, blind”, a reagire contro le brutture dell’esterno chiudendo tutto fuori dal cerchio magico del’intreccio dei loro corpi; lui è già partito per questo viaggio della mente, è già perso completamente in lei (“In you I’m lost, in you I’m lost” ripete alla fine di ogni strofa) anche se il suo sembra un invito senza speranza, che guarda già con rimpianto a scenari e possibilità perdute per sempre, consapevole che tutto questo amore alla fine sarà vano.
Il brano ha davvero un impatto fortissimo, e il suo autore accentua il tutto con un’interpretazione particolarmente sentita e partecipe: oscilla ad occhi chiusi al ritmo della sua chitarra, e nei momenti topici apre gli occhi verso il pubblico con quel suo sguardo obliquo e appassionatissimo.
Insomma, il pezzo ha tutte le caratteristiche per diventare un pezzo di culto.
E il culto inizia subito: qualcuno registra molto da vicino l’esibizione e la manda in rete, e la rete comincia a fibrillare.
Centinaia di visualizzazioni in pochi giorni, commenti entusiastici: se questo è il primo pezzo del nuovo disco dei Radiohead, aspettiamoci un altro grande capolavoro, forse il migliore di questo gruppo che pare avere ancora tanto da dire dopo più di dieci anni da “Ok computer”.
Passano poche settimane e “present tense” è già uno dei brani più famosi dei Radiohead.
La gente sembra stregata, ripete all’infinito gli accordi della canzone, ne trascrive il testo e lo traduce in tutte le lingue; nascono decine di cover che vengono postate su Youtube accanto alla versione originale, alcune eseguite da adolescenti nella loro stanza con mezzi di fortuna, altre da gruppi e giovani cantanti in concerti dal vivo, addirittura con doppia voce .
Appaiono in rete anche dei tutorial, con ragazzi che spiegano a chi si connette quali accordi eseguire scomponendo il brano momento per momento.
Presto cominciano cover più elaborate: qualcuno aggiunge basso e batteria, altri ne provano la versione al pianoforte o mettono addirittura dei fiati.
Poi intervengono i maghi dell’elettronica, che trasformano il brano acustico in cavalcate futuristische e lunari, distorcono gli accordi e ne moltiplicano gli effetti, aggiungono riverberi come forse piacerebbe allo stesso autore (maniaco come noto delle infinite possibilità musicali offerte dalla tecnologia); ma anche questa non è male, sembra scritta dai Portishead.
Qualcuno ne fa anche un video, triste e bellissimo, un vero e proprio minifilm con attrici e attori professionisti (almeno sembra) che si apre con il primo piano scioccante di una bellissima ragazza che si fa una pera di eroina con una siringa e completamente fatta chiede l’elemosina per strada: http://youtu.be/JaFPfNiQrJc .
Insomma, una sorta di delirio collettivo, un’esplosione di creatività esponenziale che trasforma il brano in patrimonio di tutti … in poche parole il trattamento che la rete riserva ai capolavori, alle pietre miliari come “Imagine” o “Blowin’ in the wind”.
Solo che questa volta la canzone ufficialmente ancora non c’è… e non ci sarà mai.
Dopo qualche settimana Thom Yorke esegue ancora il pezzo dal vivo, dedicandolo a “Johnny”: pare chiaro il riferimento a Johnny Greenwood, chitarra dei Radiohead e mente del gruppo insieme allo stesso Yorke.
Ma non è chiaro il senso della dedica: è il segno che la canzone è pronta per essere lavorata dal gruppo?
Ed in effetti, durante un soundcheck dei Radiohead in Messico qualcuno registra abusivamente da fuori il capannone dove il gruppo sta provando una versione del pezzo suonata da tutto il gruppo; sono pochi secondi e solo strumentali, e l’acustica è pessima davvero, ma pare la conferma che il pezzo è in lavorazione.
Poi succede qualcosa: “Present tense” non viene più suonata dal vivo, né dai Radiohead né dal suo leader.
Due anni dopo, nel 2011, esce il nuovo disco dei Radiohead, “The King Of Limbs”: con grande sorpresa di tutti, il pezzo forte non c’è.
Poco prima, Yorke aveva eseguito dal vivo un altro pezzo stupendo ed inedito, “The Daily Mail”, e anche questo non compare nel disco: si diffondono voci incontrollate sul fatto che TKOL sia solo la prima parte di un lavoro più complesso e che una sorta di “TKOL2” sia prossimo a vedere la luce: c’è che dice che nei testi di The king of limbs vi siano disseminati indizi molteplici in tal senso, e che il verso finale di “Separator”, l’ultima canzone del disco (“if you think it’s over, then you’re wrong”), ne sia la prova lampante.
Ma anche questa notizia non è vera: passano i mesi, poi gli anni e di “The king of limbs 2” non c’è traccia (esce invece una versione di The king of limbs registrata in presa diretta dal gruppo con una sezione fiati, che comprende tutti i brani del disco più due inediti, uno dei quali è la splendida “The daily mail”, che viene dunque “assorbita” tardivamente nell’album).
Che ne è di “The present tense”?
Cinque anni dopo la sua folgorante uscita, pare persa per sempre nell’etere come un satellite sfuggito al controllo del suo autore, o affidata (consapevolmente?) alle orecchie ed ai cuori degli innumerevoli ascoltatori colpiti al cuore in un lontano momento del 2009.

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