LO SAPEVI? #42 I NERD ALLA CONQUISTA DEL ROCK

Da quando esiste, il rock è spettacolo, immagine, godimento per gli occhi oltre che per le orecchie, e il pubblico premia chi ha un’immagine vincente, chi oltre alle note porta in dote un bel viso e un look da copiare a cui ispirarsi.

Generazioni di adolescenti si sono ispirati ai ciuffi dei Beatles negli anni sessanta o al broncio di Mick Jagger, ai capelli lunghi ed ai vestiti hippy negli anni settanta. Poi con l’avvento dei video e delle TV musicali sembrava giunto il punto di non ritorno: la musica ridotta a orpello di adoni e donne belle come modelle, concerti ed esibizioni che sembravano sfilate di moda.

E allora che ci fa questo silenzioso esercito di nerd che ha pian piano conquistato il rock?

Proprio quando tutto sembrava perduto, e il rock stava consegnandosi agli strateghi dell’immagine e agli stilisti, il vento è cambiato, e un manipolo di artisti armati di buona musica e pessimo look sono riusciti ad imporsi nello star system nonostante un aspetto da ragioniere o da chitarrista del catechismo sotto casa.

In principio fu Elvis Costello. Questo rocker dall’indubbio talento ha sbaragliato la concorrenza presentandosi con occhialoni improbabili e suonando in giacca e cravatta, anche in spiaggia (come in questo video di “Oliver’s Army”), giocando a fare il “soggetto” come all’epoca si diceva, con sguardi attoniti e svampiti e camicie impresentabili, rappresentando l’antilook degli anni ottanta.

In tempi più recenti, lo scollamento più vistoso tra aspetto e proposta musicale è quello di Micah P. Hinson: guardandolo sembra il classico genio dell’informatica disadattato e incapace di approcciare una ragazza (a proposito, è questa la tipologia da cui è nato il termine “nerd”), e si fa fatica a credere all’incredibile numero di avventure e trasgressioni di cui il nostro è stato protagonista (se ne volete un riassunto, andatevi a rileggere la sua storia nel LOSAPEVI dedicato alle vite più sventurate del rock: QUI.

Guardatelo, se ci riuscite senza distogliere lo sguardo, mentre invita la sua ragazza a spogliarsi da una terrazza di Firenze, vestito in un modo così improbabile che viene spontaneo immaginare che la ragazza in questione gli risponda che forse è meglio che sia lui a togliersi i vestiti… per indossare qualcosa di più decente dell’incredibile mise sfoggiata: “Take Off That Dress For Me”:

La palma della vittoria del nerdismo nel rock di oggi va comunque attribuita senza dubbio, e con lode, ai Public Service Broadcasting: questo duo di maghi degli effetti elettronici e della rivisitazione di suoni e voci vintage presi da vecchi nastri degli anni cinquanta, pubblicità e discorsi della BBC (ne abbiamo già parlato nel LOSAPEVI dedicato al parlato nel rock: QUI) sembra davvero uscito da una pausa di lavoro della IBM, ed anche il look ricorda curiosamente quello del giovane Bill Gates, imperatore del nerdismo di tutti i tempi. 

Il loro modo di concepire canzoni e di musicare voci prese dal passato è comunque irresistibile, e confesso di essere impazzito per questa “People Will Always Need Coal”: ripescare dagli archivi della BBC un discorso propagandistico con tanto di  marcetta pubblicitaria prodotto da qualche mente davvero cattiva dell’epoca per invogliare i giovani inglesi, con toni trionfalistici e leggermente orwelliani, a rovinarsi l’esistenza nelle miniere di carbone del Galles e morire di tumore ai polmoni

C’è bisogno di uomini, di veri uomini: diventa  minatore! C’è un mondo di cose interessanti sotto la superficie della terra: soldi, tanti soldi, e sicurezza sul lavoro. C’è un futuro, un futuro sicuro nelle miniere del Sud Galles: è un lavoro per veri uomini, e abbiamo bisogno di altri veri uomini, diventa  minatore! C’è di più, molto di più di polvere e terra nelle miniere del Galles e del Sud!”.

Pensare che siano discorsi veri fa venire i brividi. Rivestire il discorso di suoni ed effetti suggestivi ed autocelebranti e farne un monumento  alla vacuità dei sogni dell’epoca (in realtà, di tutte le epoche) e alla retorica dei Governi che ci rubano i sogni e ci imbottiscono di propaganda e falsi ideali è operazione che rasenta il genio. 

Vederli dal vivo fa sorridere, perché la loro indiscutibile nerdaggine e l’imperturbabilità con cui accompagnano il discorso del “Grande Fratello” britannico dell’epoca generano un contrasto che aggiunge un ulteriore tocco di poesia al tutto (eccoli, irresistibili da ascoltare e da vedere, accompagnati per l’occasione da un batterista quasi più nerd di loro: ma dove li prendono? Esiste un’accademia di nerdismo musicale che forma tutti questi meravigliosi artisti dal look impiegatizio? )

E che dire dei The National? La prima volta che li ho sentiti immaginavo che dietro la voce calda e suadente del cantante ci fosse l’ennesimo belloccio del rock pronto a fare strage di cuori femminili. E invece, eccolo dal vivo, il frontman, appena uscito da una mega riunione del consiglio di amministrazione di qualche multinazionale, con un vestito da businessman di sartoria e la barbetta bianca. Vederlo contorcersi sul microfono e urlare disperato le sue pene d’amore dà un effetto strano, come spiare dal buco della serratura le vita segreta del direttore megagalattico, implacabile con i suoi dipendenti ma pronto a inginocchiarsi davanti alla bella e inconsistente di turno come l’ultimo dei nerd con la figa della classe. Volete sbriciare anche voi? Ecco il video di “The System Only Dreams in Total Darkness”.

Sul versante femminile le cose, se possibile vanno ancora peggio, e la gara a chi ha il look più disperato e lontano dai cliché della rockstar sciantosa è davvero dura e senza esclusione di colpi.

Non posso non condividere con voi lo shock che ho provato nel vedere in video Frazey Ford, una giovane artista che dalla voce e dal piglio mi era sembrata la nuova Janis Joplin: scoprire che la ragazza si presenta a cantare come una contadina pronta per mungere, con tanto di fazzoletto in testa – per tacere della gonna e del maglione sfornato da “focolarina” è un’esperienza che insegna molto sul senso della vita
(eccola in “Firecracker”: la canzone, parlando seriamente, è davvero bella bella).

Poi, un cenno merita This is the Kit (ma solo perché a lei sarà dedicata presto una recensione, trattandosi di artista coi fiocchi), che sembra avere un talento innaturale nel vestirsi male, come se scegliesse gli abbinamenti al buio (basta un video qualsiasi per rendersi conto di quanto il caso è disperato, comunque eccone uno tra i tanti, una splendida esibizione dal vivo di “Bashed Out” che lei esegue, imperturbabile, in pigiama: QUI).

Chiudo con un’artista che mi spezza il cuore ogni volta che la vedo: Diane Cluck.

I suoi brani sono difficili ma a tratti di lancinante bellezza, ed è in grado di darmi momenti di pura gioia musicale, a patto che chiuda gli occhi. Il look che sfoggia, canzone dopo canzone, è incommentabile, davvero: guardatela, nell’esecuzione di “Sara” al Tiny Desk Concert