Lo Sapevi?

LO SAPEVI? #38 ESORDIENTI ALLO SBARAGLIO

by Costia

Settembre, tempo di nuovi inizi, di partenze e ripartenze, ed anche nella musica comincia un nuovo anno ricco di promesse, conferme e miriadi di nuovi ragazzi alle prime armi pronti a gettarsi nella mischia e a conquistare uno spazio nel mondo… e nel vostro cuore.

A tutti gli esordienti è dedicata questa carrellata di esordi illustri, inaspettati, scioccanti, clamorosi, ridicoli, teneri… per ricordarci che anche i miti, prima di finire sui poster delle nostre stanze come modelli irraggiungibili, sono stati ragazzini impacciati, brufolosi e spauriti. C’è speranza per tutti i Clark Kent del mondo di diventare prima o poi dei Superman!

1. THE CURE tra tutti, l’esordio più incredibile è quello dei Cure, anzi confesso subito che ho scoperto per caso pochi giorni fa  questo video e mi ha lasciato a bocca aperta tanto che da qui è partita l’idea per questo “LOSAPEVI”.

Robert-robert-smith-2871807-340-467Avete presente il Robert Smith icona del dark, occhi bistrati di nero, carnagione pallidissima, vestiti sempre neri e soprattutto la sua inconfondibile zazzera corvina? Il leader dei Cure ha da sempre un look così caratterizzato da essere ormai scolpito nell’immaginario collettivo di chiunque ami il rock, tanto che Sorrentino ne ha fatto una maschera cinematografica travestendo Sean Penn da… Robert Smith nel suo film “This must be the place” (per non parlare di “Edward mani di forbice”, altro film in cui il protagonista Johnny Depp deve molto, quanto al look, all’aspetto e ai mitici capelli del principe delle tenebre Smith. Eccovi un video dei The Cure al culmine della loro fama, tanto per rinfrescarvi la memoria, mentre eseguono una rivisitazione di “A forest”, il loro primo successo contenuto nel disco di esordio. Ed ecco lo stesso brano, “A forest”, eseguito dai Cure nel 1979, al tempo dell’uscita del disco: ebbene sì, quel ragazzino che suona la chitarra con l’aria del liceale serio serio, con i capelli corti, un paio di jeans rosa (ma ma… e la monomania per il nero? Ancora non esisteva…)  e non un solo elemento che lo distingua da un qualsiasi ragazzo ordinario della sua età è proprio Robert Smith. È impressionante vedere, al di là del look, come la canzone che ha praticamente lanciato nel mondo il movimento dark risentisse in realtà del punk che all’epoca imperava, ed è anche molto bello vedere il talento cristallino di questi quattro ragazzi destinati di lì a qualche anno ad un successo mondiale.

2. R.E.M. Il gruppo di Michael Stipe ha attraversato gli anni novanta e gli anni zero lasciando un’impronta forte e duratura sul mainstream rock di qualità. Il successo internazionale per questa band statunitense destinata a vendere milioni di copie in tutto il mondo arrivò nel 1991, con l’acclamato album “Out of time”: io li vidi per la prima volta, in una veste leggera e danzereccia che non si sarebbe più ripetuta nella loro carriera, nel video di lancio del disco, “Shiny happy people”, ed imparai a conoscere questo strano gruppo come dei nerd dai vestiti coloratissimi (ecco il video ufficiale del singolo dal quale avevo peraltro tratto l’erronea conclusione che la band avesse due vocalist, un uomo e una donna).
Michael StipeMe ne sono innamorato, come all’epoca buona parte del globo, con il secondo singolo dello stesso Lp, Losing my religion”, e da allora ho familiarizzato con i pensieri e le evoluzioni musicali del geniale Stipe, abituandomi ben presto al suo look “classico”, con il cranio del tutto rasato (eccolo, con la pelata scintillante nel buio, in una splendida esibizione dal vivo di un loro grande classico, “Everybody hurts”.

Ma la sua storia pilifera, ancor più di quella musicale, è ben più complessa e affascinante di così: l’esordio vero e proprio dei R.E.M. risale a diversi anni prima di “Out of time”, e sin dai primi anni ottanta i nostri rocker americani imperversavano, in circuiti minori e non europei, con album dalla critica considerati superiori al loro periodo rock: eccoli allora, anche loro esordienti, nel 1983 al David Letterman Show, con “Radio Free Europe”, sfoggiare un Michael Stipe giovanissimo e… capellone.

Ed oggi? Che dire, Stipe sembra avere assunto il look da vecchio guru del rock, e sfoggia un’impressionante e foltissima barba bianca che a me richiama alla mente, chissà perché, uno di quei vecchi santoni della finanza rampante ridotti sul lastrico e ridotti a fare i barboni che si vedevano sulle strade di New York qualche anno fa.
Eccolo, comunque, in una recentissima cover di “The man who sold the world” di David Bowie: la classe, al di là del look, è intatta.

3. BOB MARLEY Bob-Marley-young-photoForse non esiste un artista nella storia del rock dal look più caratterizzato del Godfather del reggae: i suoi capelli rasta ispirano da quarant’anni migliaia di giovani in tutto il mondo, così come la sua musica dal ritmo saltellante e quella filosofia di vita indolente cui tanto deve un certo “sciallismo” moderno (e a cui non è estranea l’onnipresente marijuana.

Comunque eccolo in un’esibizione dal vivo di uno dei suoi superclassici, “Jammin’. Eppure, anche il leggendario Bob non è senza macchia, e sconta un esordio da cantante confidenziale stile Platters (con qualche venatura ska, ve lo concedo): eccolo mentre sorride, i capelli cortissimi e vestito impeccabilmente con completo nero, cravattino e scarpe, dalla copertina di questa “Rude boy” della band The Wailers, lontano anni luce dal guru che avrebbe portato il verbo giamaicano in tutto il globo.


Prince4. PRINCE Altra trasformazione che ha dell’incredibile è quella che ha sconvolto Prince. Questa volta si tratta però, più che di un radicale cambio di look, di una vera e propria rivoluzione caratteriale (era questo il significato del suo nome originario, Prince and the Revolution? Chissà). Ricordate il piccolo genio di Minneapolis negli anni del successo, tutto mossette e sguardi sessualmente carichi, comportamenti sfrontati ed ego debordante (eccovi un video che gronda… “Sexuality)? Non crederete ai vostri occhi nel vederlo in questa intervista TV fatta a 19 anni: visibilmente terrorizzato dall’intervistatore, il futuro sex symbol mondiale dei ruggenti anni ottanta biascica monosillabi cercando di arrivare senza danni alla fine dell’intervista, e quando proprio non riesce a parlare per la timidezza si rifugia nei gesti come i bambini piccoli (alla domanda: quanti anni fa hai registrato questi demo? Prince risponde facendo 4 con la manina!). Senza parole. Eccovi il video-verità del piccolo ragazzo seviziato dal brutale intervistatore.

5. FRANCESCO DE GREGORI Riuscite a immaginare il principe dei nostri cantautori senza il cappello e l’immancabile barba che lo accompagna ovunque da quarant’anni e più? Per chi pensa che il nostro campione con la barba ci sia addirittura nato, eccovi un video di “Signora aquilone”, bella ballata tratta dal suo disco di esordio, quel Theorius Campus che “smezzò” (per dividere le spese: a uno i brani pari e all’altro i dispari, e tutti contenti) con un altro giovane di belle speranze di nome Antonello Venditti: vedendolo potrete scoprire che De Gregori giovane e senza barba è praticamente identico all’attore Elio Germano. Che i due siano parenti? Chissà! Giudicate voi.

6. CAETANO VELOSO Oggi questo distinto signore delizia gli amanti della musica brasiliana dall’alto della sua pluridecennale esperienza con un parterre di canzoni che hanno pochi eguali al mondo, e si presenta in concerto con vestiti di taglio sartoriale e cravatte perfettamente abbinate, come un manager  o un avvocato esperto di fusioni societarie. Ammiratelo in tutta la sua eleganza in questa meravigliosa rielaborazione di “Terra”, arricchita di percussioni e ritmi tribali.


Se però qualcuno vuole approfondire la tragica storia che c’è dietro questo brano, una vera e propria “bomba” politica che costò al suo autore il carcere e l’esilio, ne abbiamo parlato ne LO SAPEVI? #18: ITALIA E SUD AMERICA: UNA STORIA D’AMORE, MUSICA E LIBERTA’.

Eppure, guardando questo gentiluomo, non si può sorridere se si ricordano i suoi esordi: un freak con capelli lunghi e selvaggi e camicie colorate (anche se spesso suonava a torso nudo):  il figlio ribelle e sopra le righe che il Caetano Veloso attuale forse si vergognerebbe a presentare agli amici (eccolo qua in “Asa branca”, un video del 1972: https://youtu.be/W59QQG2jlS8)

7. FRANCO BATTIATO Ecco un cantante che ci ha abituato a mille metamorfosi nella sua carriera: dai brani in dialetto degli esordi all’elettronica de “La voce del padrone” che lo ha lanciato come star da milioni di copie, alla svolta  arabeggiante, e poi a quella mistico-orientale, e così via attraverso decenni di musica quasi sempre di altissimo livello. Ma com’era Franco Battiato al suo esordio? Scommetto che tutti conoscete il periodo punkettone di “Fetus” e “Pollution” … e allora noi della Leave abbiamo deciso di alzare ancora l’asticella, e siamo andati a pescare un Battiato ancora precedente (davvero quest’uomo non finisce mai di stupirci):  eccolo in versione “cantante da balera” anni sessanta, con frangetta di ordinanza alla Beatles e mani che mimano le onde del mare mentre canta questo brano che sembra uscito dal repertorio del miglior Gianni Morandi “La torre”. Si salvi chi può!

 

 

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