LO SAPEVI? #29 THOM YORKE & JONNY GREENWOOD… ED ALTRE STORIE DI AMICIZIA NEI GRUPPI ROCK

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photo by Pat Pope

E’ da qualche settimana in rete un video di “The Numbers”, pezzo tra i più belli dell’ultimo album dei Radiohead, eseguito in duetto dai due cervelli della band, il cantante Thom Yorke e il chitarrista Jonny Greenwood.

I due la suonano all’aperto in un giardino: la luce è magnifica e i due geni del più grande gruppo rock in attività sono “al massimo della forma”.

All’inizio, non si può non pensare che Yorke continui nel suo sforzo di peggiorare il suo look, con risultati sempre più ragguardevoli: i due mostri sacri del rock contemporaneo che suonano la chitarra all’aperto sotto gli alberi di un bel parco, a chi non li conoscesse, potrebbero sembrare due sbandati impegnati in qualche attività ricreativa nell’ambito di un centro di recupero per tossicodipendenti… ma nonostante questo primo, non tranquillizzante, impatto visivo il risultato musicale è eccellente come sempre.

Il brano, complesso e stratificato come tutta la loro più che ventennale produzione, spogliato dai tanti orpelli e dalle mille suggestioni del complesso arrangiamento presente su disco non perde un grammo della sua magnificenza in questa versione a due, che fa ammirare le doti vocali del cantante e lascia esposte e bellissime le linee melodiche, consentendo a Greenwood qualche inedita variazione sul tema del brano originario.

Il video mette anche in rilievo uno dei segreti di questa acclamatissima band: l’amicizia, fraterna e vera, tra Thom e Jonny, il piacere puro di suonare insieme che resiste al tempo ed allo show business.

 

Chi conosce ed ama questo gruppo, sa che tra i mille rivoli della loro produzione, che comprende esibizioni dal vivo, riproduzioni in presa diretta di interi cd (la serie “From the Basement”), video curatissimi e apparizioni varie sulla rete e sui media, una costante che da sempre accompagna la loro carriera sono i duetti che Yorke e Greenwood si concedono di tanto in tanto.

Si tratta di rielaborazioni dal vivo di loro brani (guardate questa esplosiva versione unplugged di “I Might be Wrong”, ad esempio: LINK QUI, o questa “No Surprises” con Greenwood al piano –LINK QUI – ma soprattutto non perdetevi questa versione a due di “Street Spirit” eseguita con classe cristallina – VIDEO QUI), o cover di artisti che evidentemente li hanno colpiti, eseguite in club o su un divano (la loro versione di “The Rip” dei Portishead è stata inserita tra le dieci migliori cover di sempre della storia del rock… da chi? Ovvio, da noi della Leave Music, in un LoSapevi all’uopo dedicato:  che potete leggere a questo LINK .

Insomma, è il loro angolo per suonare musica per il puro piacere di farlo, ed un modo privatissimo di coltivare un’amicizia che va molto al di là dell’essere parte dello stessa band (e per chi pensa che si tratti solo dell’ultima trovata furba di due signori annoiati dal successo, ecco un video di ventidue anni fa, con Thom e Jonny ragazzini che si divertono a proporre ad una TV sudamericana in duetto due brani del loro primo cd, “Creep” e “My Iron Lung” – LINK QUI).

Chi ha seguito la strana e tormentata storia del loro brano “The Present Tense” (per la quale è stato scritto il primo numero di “LoSapevi”: QUI IL LINK per chi volesse rileggerlo) ricorderà che la seconda e ultima volta che Thom Yorke ha eseguito il brano dal vivo ha dedicato il pezzo proprio all’amico Greenwood: dopo diversi anni il brano è ora inciso su disco, e sembra dunque naturale e bello che i due lo abbiano incluso nei loro duetti, in questa versione notturna e molto intima che in parte mitiga la delusione per la versione “brasiliana” dell’arrangiamento finale che a mio avviso ha messo un po’ in ombra la magia della prima versione eseguita da Yorke tanti anni fa (ECCO IL LINK a questa versione in duetto).

 

Ma ora basta con i Radiohead….

 

Curiosando in rete, è possibile trovare altri esempi del genere in molti grandi gruppi che hanno fatto la storia del rock… e allora viene da chiedersi se “duettare” non sia un modo che hanno i componenti delle band di ritrovare ciò che li aveva spinti, tanti e tanti anni fa e prima della ribalta, a prendere una chitarra e “mescolare le note insieme” (la definizione, bellissima, non è mia, l’ho rubata a Petra Magoni che ha così commentato un incontro musicale con Fabrizio Bosso, eccezionalmente aggiuntosi al suo “solito” partner musicale Ferruccio Spinetti, indimenticato ex Avion Travel… per gli amanti del genere ecco una splendida esecuzione di “Come Together” dei Beatles improvvisata dai tre al termine di un concerto spettacolare… VIDEO QUI): il semplice, insostituibile piacere di stare insieme e suonare.

 

La stessa passione, lo stesso senso di amicizia traspare ad esempio da questo duetto da brividi: Robert Plant e Jimmy Page e nessun altro intorno, la quintessenza dei Led Zeppelin in questa bella versione di un loro classico, “The Rain Song

E che dire di un altro gruppo che ha fato la storia del rock, i Pink Floyd? Dopo la dipartita di Syd Barrett ( a cui, a proposito di amicizia, è dedicato il capolavoro “Shine on you Crazy Diamond”…  ci torneremo a breve in un prossimo “LoSapevi” da leccarsi le dita…), il gruppo ha conosciuto il successo planetario sotto la leadership di Roger Waters, unito da grande amicizia con David Gilmour da un’epoca antecedente al suo ingresso nel gruppo.

I due si sono concessi rari ma imperdibili duetti, tra i quali questo stupendo “Grandchester Meadow” (cui hanno successivamente aggiunto la parte per piano di Rick Wright : VIDEO QUI).

Sappiamo tutti com’è andata a finire: qualche anno e molti milioni di dischi dopo, la band si è sciolta ed una delle più belle storie del rock è terminata in una coda legale velenosa e stucchevole su chi doveva usare il glorioso brand.

Usciti di scena avvocati e giudici (giustizia e arte: un binomio impossibile, a quanto dicono) è tornata la pace ed oggi gli anziani rockers si sentono e ogni tanto si vedono come due ex divorziati e ormai pacificati, e capita anche che possano scoprire di avere affittato due sale contigue dello stesso studio discografico per registrare i loro pezzi da solisti… e incontrarsi per caso per scambiare un saluto (esiste il video anche di questo incontro, con i due imbarazzati come due ex coniugi che si scambiano convenevoli e si abbracciano impacciati: ecco la “carrambata in salsa rock”, a suo modo buffa e commovente: LINK QUI, anche se a me viene in mente una delle scene più tristi che ho letto in vita mia, l’incontro finale dei due protagonisti di “1984” di Orwell).

 

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photo by David Bailey

L’amicizia all’interno di un gruppo di giovani soggetti costretti a condividere per anni spazi strettissimi e a vivere perennemente insieme in mille città diverse è fondamentale, e salva dagli istinti omicidi che prima o poi possono affiorare per rivalità, ambizione e semplici differenze caratteriali…

Il rock stesso deve molto della sua stessa esistenza all’alchimia magica e forse irripetibile che si è creata tra i quindicenni John Lennon e Paul Mc Cartney, molto prima che nascesse l’idea di stupire il mondo con un fenomeno chiamato Beatles: i due sono cresciuti insieme, e insieme hanno attraversato anni condividendo tutto, all’inizio scrivendo anche canzoni davvero a quattro mani, poi sempre più da separati in casa: è palese l’evoluzione della loro parabola musicale, dai primi lp in cui il duo firma brani in cui è indistinguibile l’apporto di ciascuno agli ultimi splendidi dischi caratterizzati dall’inconfondibile stile dell’uno o dell’altro, fino alle liti interminabili tese ad espellere dai dischi in fase di registrazione tutti i brani dell’altro…. Ed alla rottura finale.

In mezzo, il terzo incomodo George Harrison, talento schiacciato oltremodo dai due giganti, protetto dallo strapotere di Paul da un John fraterno fino alla fine… e non è un caso che alla rottura del gruppo seguiranno anni di odio feroce dei due leader, mentre Harrison sarà accanto a Lennon come chitarrista nel suo primo disco da solista… (eccoli insieme nel video di registrazione di “Oh my love”, con John che spiega a George la parte che dovrà suonare, con l’immancabile Yoko Ono in mezzo a fare… Yoko Ono! LINK VIDEO).

Mentre è forse meno nota – forse perché in contrasto con la falsa idea di rivalità che si è voluta creare tra i due gruppi – l’amicizia esistente tra i componenti dei Beatles e quelli dei Rolling Stones: Keith Richards e Mick Jagger hanno accettato, per mero spirito di “gruppo” di fare da coristi nel rutilante finale di “A day in the life”, brano di punta del capolavoro “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band” (eccovi una vera chicca: un video con immagini tratte dall’epica registrazione, con Jagger e la compagna di allora pronto ad intervenire mentre Lennon sorseggia un tè con fare molto English.. poco dopo occhieggia anche Keith Richards, giovanissimo e molto cool).

Siamo nel 1967, e si era già spenta all’epoca la stella di Brian Jones, primo leader degli Stones, trovato cadavere in una piscina dopo una notte di bagordi (la rivalità tra lui e Jagger spinse i gossipari dell’epoca a ipotizzare che lo avesse spinto in acqua lo stesso Mick… alla faccia dell’amicizia)

 

Un bell’esempio di amicizia che ha resistito all’urto del tempo ed alla celebrità è quello dei Police: da ogni concerto traspariva la voglia dei tre di stare insieme, ed esiste una nutrita antologia di gag che Sting e Stewart Copeland inscenavano insieme nelle interviste e nei video (eccovi alcune delle scene più divertenti in merito, raccolte in un video: LINK).

 

Ma come si è visto l’amicizia nel rock non è solo quella tra componenti dello stesso gruppo, che crescono insieme e insieme sfidano il mondo: nel frastuono dello show business e tra ospitate e duetti creati ad arte ad uso del pubblico, ogni tanto nasce anche nel rock un rapporto personale e sincero.

E’ noto che alla notizia del suicidio di Kurt Cobain, il leader dei R.E.M. Michael Stipe sprofondò in uno stato di depressione, e raccontò in varie interviste il rapporto umano e di vera amicizia che aveva unito due figure così apparentemente diverse e dalle sensibilità musicali quasi opposte.

Courtney Love ha regalato a Stipe la chitarra del marito, e il rocker calvo l’ha suonata in questa versione di “Let me In”, scritta proprio per la morte di Cobain e “nirvanizzata” in ricordo dell’amico capellone da poco scomparso (eccola a questo LINK).

 

Ancora un tragica scomparsa, quella di Layne Staley, leader del gruppo grunge Alice in Chains, ha ispirato un brano disperato e bellissimo all’amico Eddie Vedder dei Pearl Jam.

Il brano porta come titolo il giorno in cui Staley è stato trovato morto in casa, da solo per overdose: “20.04.92”, ed è uno straziante e bellissimo grido di dolore contro la fragilità umana dell’amico e la dipendenza dalla droghe capace di usare e distruggere anche i talenti più fulgidi (ecco il LINK VIDEO con le immagini di Staley che scorrono sulla musica a lui dedicata).

E’ la dimostrazione che l’amicizia in musica va al di là degli steccati musicali, e (a volte) al di là della morte…