LO SAPEVI? #23: I 10 ARTISTI “ESPLOSI” NELL’ANNO CHE VERRA’!

  La classifica “a futura memoria” dei migliori giovani del 2016

 

London Grammar
London Grammar

Molte riviste e siti musicali hanno concluso l’anno con le classifiche dei migliori artisti del 2015.

Noi della Leave Music, un po’ perché siamo pigri e non abbiamo fatto in tempo, un po’ perché ci piace guardare avanti e non all’indietro, abbiamo deciso di iniziare il 2016 proponendovi una classifica speciale: quella dei migliori artisti dell’anno… che verrà!
Eccovi la prima classifica che guarda al futuro! Dieci giovani rockers da tenere assolutamente d’occhio, dieci talenti su cui scommettere ad occhi chiusi per questo nuovo anno.

Segnatevi i loro nomi e prenotate i loro dischi in anticipo anche se non sono ancora usciti: siamo pronti a rimborsarvi se non vi piaceranno!
Sono tutti giovanissimi, la maggior parte di loro ha all’attivo un solo disco o addirittura un EP di quattro canzoni.

Dal vivo o nelle riprese in studio sono impacciati, emozionati, serissimi e concentrati per non sbagliare l’assolo o l’acuto… ma soprattutto trasudano talento, talento puro ed incontaminato e gioia interiore nel fare musica. Hanno idee, nuove e brillanti.

Sono il futuro della musica?

Noi ce lo auguriamo, e speriamo che alcuni di loro riescano in quest’anno appena iniziato a fare il grande salto nel maninstream, senza perdere in qualità e senza abbandonare del tutto quello sguardo stupito e acceso che li caratterizza.

Eccoli, in ordine più o meno casuale:

10. WILL DRIVING WEST: un cantante e chitarrista dall’aria sofferta e il look post-grunge, la barbetta incolta e un cappellino di lana a nascondere i capelli, e una pianista paffuta e sorridente, felice come se fosse il suo compleanno: è questo l’insolito duo che dirige uno dei combo più interessanti delle nuove generazioni, i canadesi Will Driving West, autori di brani evocativi e fortemente impressionisti che colpiscono al primo ascolto.

Alla pianista Andrea Belanger è spesso affidato il compito di introdurre le atmosfere intimistiche dei pezzi, mentre il leader David Rattè fornisce il colpo d’ala, la sintesi acerba ma intrigante di Neil Young e Kurt Cobain. L’effetto è davvero piacevole e stranamente originale, anche per merito della bella voce del giovane, strascicata e graffiante, intensa e dark quanto basta. Ve li raccomandiamo (come quasi tutto il rock che viene dal Canada, altra terra di talenti in fibrillazione…). Eccoli in un’impeccabile esecuzione dal vivo di “Painkillers” (video qui).

9. ROCKY WOOD: chitarra piena di riverberi, basso e una batteria spazzolata con maestria e delicatezza accompagnano la voce di velluto di Romina Kalsi nell’interpretazione intensa e piena di atmosfera di questa “Blind Hawaii” (link video). Dopo un primo disco convincente e ben fatto, gli svizzeri Rocky Wood sono attesi al salto di qualità in questo anno… e noi facciamo il tifo!

8. CHARLIE CUNNINGHAM: ha la faccia da bravo ragazzo di buona famiglia alla Rupert Everett e il senso facile della melodia, questo giovane londinese che ha di recente attirato l’attenzione con un EP di quattro brani dal sicuro impatto. Chitarra e voce, e la semplicità di chi non ha bisogno di rivestire di tanti orpelli i suoi brani per colpire al cuore, come accadeva un tempo ai Coldplay, quando avevano fame e idee (o se volete, come accade adesso a quel grande talento di nome Nick Mulvey, protagonista della prima recensione quale artista del mese della Leave Music…). A voi questo “Breather”, piccolo gioiello che porterete in giro nelle vostre playlists mentre passeggiate… pattinate… correte (link video)

7. ANNA B SAVAGE: questa ragazza dai capelli rossi e un’improbabile frangetta da bambina deve avere un coraggio da leonessa, e una grande sicurezza nei propri mezzi, per pubblicare un EP ed intitolarlo semplicemente “EP”, e scegliere di non dare alcun nome ai brani che lo compongono (si chiamano infatti “I”, “II”, “III” e “IV”).

La scelta è di puntare esclusivamente sulla musica, e su testi poetici e forti come pugni allo stomaco, che la giovane declama con voce roca da blueswoman ed un accompagnamento di chitarra, scarno ma arricchito da voci ed inquietanti rumori sullo sfondo.

L’effetto è di enorme impatto: guardatela dal vivo, mentre descrive con grinta ed un’intensità da far venire la pelle d’oca il piccolo dramma esistenziale del suicidio in bagno di un’amica adolescente ed il suo senso di impotenza, in “III(link video)… e ditemi se non era dai tempi di Tracy Chapman che una ragazza armata solo di chitarra non bucava lo schermo in questo modo ….

6. OUGHT: viso sofferto e scavato, sguardo lievemente allucinato, il giovanissimo leader di questo gruppo canadese (ma i suoi componenti sono in realtà statunitensi e australiani) tiene la scena con il piglio di un veterano e la calma di chi ha bruciato tutte le emozioni in qualche notte dannata. Il tappeto musicale su cui i suoi compagni gli consentono di muoversi riprende atmosfere alla Television, e ricorda da lontano i Joy Division, altri eroi immolati a qualche divinità maligna allignante all’ombra della musica rock. Ma è la poetica dei suoi versi, declamati ad uno ad uno con la sicurezza delle cose importanti e con voce metallica ed ipnotica, a colpire al cuore (ed in questo si nota una curiosa somiglianza con il “declamatore maximo” della nostra musica, Emidio Clementi dei Massimo Volume), anche con frasi ripetute fino a sfinire: ognuna di esse è un bozzetto vivido, un sasso nello stagno, una piccola poesia zen. … Eccovi un assaggio delle enormi potenzialità di questa band in “Beautiful blue sky” (link video)

5. ANNA LENA AND THE ORCHIDS: non poteva mancare un rappresentante di quell’altra fucina di talenti del rock di oggi che è la Scandinavia. La norvegese Anna Lena, autrice di uno scintillante EP d’esordio che miscela influenze nordiche (l’inevitabile totem Bjork, ma anche la nostra Jenny Hval, artista del mese della Leave Music di luglio) con alcune delle più interessanti proposte del continente (Radiohead, St. Vincent), sembra avere le carte in regola per raccogliere questa pesante eredità.

Ve la proponiamo in questa suggestiva esecuzione in studio di “View of my sanity” ove alla povertà di mezzi (chitarra e un organo, e il controcanto del suo giovane partner musicale) fa da contraltare la ricchezza di atmosfera, di idee, e la voce ipnotica e bellissima della ragazza.

Il primo impatto visivo è straniante, con i due interpreti che fissano il vuoto sullo sfondo di un muro grigio e sembrano una coppia di studenti del liceo convocati dal preside per qualche reprimenda.

Aspettate però che inizino a suonare, e in pochi secondi le mura anonime dello studio di registrazione scompariranno, e sarete trasportati in una foresta incontaminata dall’aria vagamente inquietante ed onirica.

L’assoluta padronanza della voce permette alla giovanissima rocker un’interpretazione di assoluto livello, ed un’esecuzione in cui naturalezza ed intensità sembrano sgorgare da ogni nota (e in questa versione “live” si permette finezze ed acuti ancora più difficili della originaria versione fissata su disco!).

Niente base ritmica né percussioni, la ragazza gioca per sottrazione, anche se le orecchie sembrano piene di suoni e suggestioni… ci aspettiamo grandi cose dal primo CD di questa giovane promessa!

4. DJANGO DJANGO: da giovani si sa si è sfrenati ed ambiziosi, e se si sente quella cosa meravigliosa chiamata talento che scorre nelle vene si può avere facilmente la sensazione di essere dei predestinati e di non avere limiti.

E allora perché non partire direttamente dalla vetta, richiamando sfacciatamente atmosfere, uso dei cori e della voce, e persino l’ambientazione dei video nientemeno che dei Beatles? I Django Django sono un gruppo londinese di recente formazione, ma sembrano discendere direttamente da una costola dei quattro scarafaggi di Liverpool…

Gustatevi questi “giovani saggi” del rock, che sembrano aver scelto di portare sulle spalle con leggerezza tutta la storia della musica come in un bignami coraggioso e originale, nel video di “Firewater, e scoprite le mille e mille influenze del loro pastiche musicale.

Il video li vede impegnati ad eseguire il brano curiosamente su un prato tra gli alberi (c’entrano nulla le suggestioni di “rubber soul” e le prime proto-clips dei Beatles, con Lennon e soci che strimpellano tra le fronde inglesi?), dove i quattro sembrano perfettamente a loro agio, nonostante dita intirizzite e sciarpe a coprire le preziose gole dall’afonia.

Ma non fatevi ingannare dall’atmosfera di informalità del brano: nulla è improvvisato, dalla scatola di cartone sistemata sul tamburo a dare un’eco originale al battito ritmico, all’amplificazione, tutto è perfetto e studiato, e il risultato di fattura eccellente.

Insomma, un gruppo nuovo, ma già pronto a reclamare il suo posto nel salotto buono del rock

3. BARZIN: ancora una proposta dal Canada, la più scintillante, ci porta al cuore della galassia musicale che fa capo ad una delle rockstar più imitate ed influenti egli ultimi trent’anni: Nick Drake.

Atmosfere rarefatte e sognanti, testi poetici e la capacità di sciogliere il ghiaccio con dei semplici accordi senza mai scadere nella retorica: a questi semplici ma quasi irragiungibili criteri si sono ispirati decine di musicisti nello sforzo di raggiungere quello stato di grazia che in Drake promanava da ogni nota.

Nel talento di Barzin si può scorgere ben più di un’eco di questa lezione, ed a tratti i suoi brani prendono il volo con una grazia davvero non comune: basteranno a convincervi i primi trenta secondi di questa “All the while”, brano di apertura del suo ultimo cd “To live alone in that long summer”, dove l’ingresso simultaneo di spazzole e mano sinistra del piano, che si innesta sul bel riverbero iniziale delle due chitarre, sembra preso in prestito nientemeno che dal guru del jazz Brad Mehldau. L’equilibrio tra i suoni è perfetto, e pressocché inimitabile dal vivo, per cui vi proponiamo il video ufficiale del brano gustatevelo senza farvi troppo distrarre dalle immagini.

2. LONDON GRAMMAR: accompagnamento ridotto all’osso (organo e qualche nota di chitarra ogni tanto) per questa “Hey now” degli americani London Grammar (link video): ma la voce della cantante Hanna Reid, bassa e vellutata fino a diventare una vera carezza per le orecchie, è così bella ed intensa da rendere superfluo tutto il resto. Una voce piena, bella come poche, in cui acuti sono emessi senza sforzo alcuno, capace di portare una semplice frase musicale ad un climax improvviso e librarsi fino alle nuvole senza neanche andare in falsetto… una vera sorpresa. Pose da esordiente emozionata, talento e tecnica vocale da star del rock: la vedremo presto sui grandi palcoscenici di tutto il mondo! Poi non dite che non ve l’avevamo detto.

1.DIRTY PROJECTORS:Gun has no trigger”: la palma del giovane più dotato e promettente, del possibile crack del 2016 va senz’altro all’esplosivo leader dei “Dirty Projectors” David Longstreth. Il gruppo è in realtà attivo già da qualche anno, e mostra una maturità ed una complessità di idee proprie dei veterani delle scene. Tuttavia, guardando i loro video e le esibizioni dal vivo (o le interviste…) si rimane colpiti dalla giovanissima età di questi musicisti: Longstreth è il vero enfant prodige del rock di oggi.

Soluzioni musicali complesse e mai banali, una struttura armonica sperimentale eppure godibilissima, una quantità di idee buttate a profusione in ogni brano senza stancare mai: non si può davvero chiedere di più!

Il brano di chiusura di questa classifica dell’anno che verrà è dunque il loro “The Gun has no Trigger”, spettacolare impasto vocale esaltato dal video, semplice ed originale come loro, che mostra il cantante e le tre coriste immobili mentre cantano, affidando al solo gioco di luci, colori e buio la piena esaltazione di ogni momento della loro performance canora.

Se c’è qualcuno che può marcare questo 2016 è Longstreth, con le sue idee ed un nuovo disco che ne attesti la piena maturità ponendo fine ad un’attesa che dura dal 2012 (anno di uscita del capolavoro “Swing lo Magellan”): lo aspettiamo, c’è un posto pronto per lui tra le future “recensioni del mese”.