Artista del mese

Yasmine-Hamdan

ARTISTA DEL MESE: YASMINE HAMDAN

by Costia

La storia dell’artista che presentiamo in questo mese è complessa e stratificata, e piena di contraddizioni come il paese da cui proviene, il Libano, culla della civiltà e terra di conquista dall’alba dell’uomo, un po’ come “mamma Africa” ma senza la sua meravigliosa innocenza, perduta per sempre tra i fiumi di sangue che la umiliano da millenni per guerre senza senso, come tutte le guerre. In cambio di tutto questo insensato dolore, questo paese ha avuto in dono tanto talento nato dalla fusione di mille culture e influenze, la fortuna di essere terra di confine tra il mondo arabo, l’Occidente e l’India, talento esploso negli ultimi anni attraverso le proposte musicali di alcuni dei nomi più interessanti che ci sono in giro (del gruppo Alif abbiano già parlato, in un LOSAPEVI dedicato alla musica araba che se volete potete rileggere qui; del grande trombettista Ibrahim Maaloouf dovremo parlare, prima o poi).

Oggi è il turno di questa straordinaria artista, figlia del Medio Oriente più sensuale e raffinato, in grado di farsi carico con leggerezza e stile della complessità e della ricchezza che la musica libanese esprime. Yasmine Hamdan nasce come metà di un duo, i Soapkills,  che qualche anno fa ha per la prima volta arricchito la scena del dubstep di suoni arabeggianti, rappresentando la prima proposta di questo tipo proveniente dalla musica dei paesi di fede islamica. La formula ha spopolato un po’ in tutto il mondo, divenendo band di culto non solo in Libano ma anche in Francia, Olanda e un po’ ovunque in Nord Europa, non solo per i ritmi ballabili ed esotici ma anche per la sua originalità: non si trattava solo di abilità nello strizzare l’occhio ai ritmi dell’occidente con un po’ di contaminazione arabeggiante, ma vi era anche sostanza nei brani di questi due ragazzi. L’imperativo era far ballare, e creare atmosfere adatte ai locali, e in questo i Soapkills eccellevano al punto tale da finire in decine di compilation e playlist di musica lounge (un esempio originale e trascinante, nonostante la drammaticità del tono è questa “Tango”, qui con traduzione in inglese del testo).

L’immagine dei due era forte e molto si puntava sulla sensualità della bellissima Yasmine, che dei Soapkills – come si sarebbe visto dopo lo scioglimento del sodalizio con il partner musicale e l’inizio della carriera solista – era invece l’anima raffinata e colta. Quel che si poteva scorgere da subito era un gusto per l’approfondimento e la ricerca musicale, espressa in soluzioni non banali e melodie di spessore come la splendidaKazdoura, dove la voce della Hamdan, accompagnata all’inizio dal semplice arpeggio di una chitarra, emerge in tutta la sua bellezza, duettando con una tromba di sapore jazz che fa da contrappunto ai momenti più significativi in una ballata malinconica e struggente di enorme potenza evocativa. Un brano destinato a restare (i Soapkills ne pubblicarono in un altro cd anche una versione arrangiata elettronicamente, senza chitarra né tromba, che ha un fascino diverso: che potete ascoltare qui. Quale vi piace di più?).

Dopo un inizio così compromettente, i Soapkills si sciolsero: l’altra metà del duo, Zeidi Hamdan – che ha lo stesso cognome ma non è parente di Yasmine – si è dedicato alla musica elettronica e all’attività di produttore, ed è stato arrestato nel 2011 per avere pubblicato un brano ritenuto offensivo nei confronti del Presidente del Libano ed accusato di “attività sediziosa”, tanto per ricordare il difficile contesto da cui questa proposta musicale è nata. Per l’affascinante ragazza mediorientale è iniziata una carriera solista, in cui ha potuto sviluppare il suo talento per una musica di sapore etnico  dall’impostazione colta e a tratti sorprendentemente jazz. La Hamdan è divenuta, in maniera naturale, l’espressione della complessità e della ricchezza della sua terra: il cambio di passo è evidente sin dalle prime note del brano di apertura del primo cd, “Ya nass”, “Deny”, dove ad un cantato vibrato e profondo tipicamente arabo si accompagna una chitarra elettrica dal sapore inequivocabilmente africano, che molto deve ai tuareg del Mali che tanta parte hanno nell’attuale musica di provenienza islamica. Eccola dal vivo nell’ormai classico “Tiny Desk Concert”: è evidente che la ragazza si è imposta un contegno serio e impegnato visto il contesto “intellettuale”, ma la sua presenza scenica prorompe anche nel minuscolo spazio assegnatole.

Oggi la Hamdan è un’artista di enorme complessità, capace di trascinare il pubblico in una sensualissima esibizione di danza del ventre (eccola, scatenata e divertente, esibirsi dal vivo in apertura di un concerto) o di attingere alla parte più sognante e profonda della cultura araba, come in quest’altra perla di nome La Chay, accompagnata dall’incrocio di una chitarra acustica ed una elettrica, e da un coro femminile, cui si aggiungono presto pianoforte e strumenti a fiato. Tipicamente araba è invece “Assi”, pervasa da un’atmosfera cupissima (ecco un link al brano tratto dall’album : ; ed eccola dal vivo). Le fonti di ispirazione di questa talentuosa ragazza sembrano infinite, come la sua capacità di fondere armonicamente stili e atmosfere. Tre culture millenarie, tre universi musicali diversissimi si incontrano nel capolavoro “In Kan Fouadi”: l’inizio abbina in modo sorprendente una ritmica elettronica con un’orchestrazione di archi che rimanda alle sinfonie classiche (alla “voce” degli ottoni risponde il contrappunto di viole e violoncelli,  come accade nel primo movimento di molte delle sinfonie di Beethoven o Brahms), ma l’ingresso della voce della Hamdan ci porta immediatamente dalle parti dell’India, prima che il canto si fonda con la base ritmica iniziale in un’atmosfera tipicamente persiana… il giro del mondo in meno di due minuti! Non si poteva esprimere meglio l’incredibile ricchezza culturale di questa terra, la più antica e martoriata del globo (ecco il link al brano). Il video abbina al brano le immagini di un buffo film che, a quanto ho letto, è un classico della filmografia libanese.  (Se invece volete vederla dal vivo eccovi una versione minimalista del brano: qui).

La Hamdan è oggi la più fulgida espressione della musica del suo paese e della sua città natale, Beirut, che come Napoli, sembra attingere la sua forza dalle tante dominazioni subite e trasformarla in arte (a proposito, pur essendo la più classica delle donne arabe, Yasmine non sembra una tipica donna del nostro Sud?). Yasmine ne è oggi la perfetta ambasciatrice, in grado di portare senza sentirlo il peso di una cultura complessa e di farle superare gli stereotipi che ancora l’avvolgono agli occhi del mondo occidentale: vedere questa esibizione sensualissima di “Hal” che la bella Yasmine esegue come se fosse consumata dalla passione, in mezzo ad un pubblico di donne velate e donne vestite all’occidentale e persino scollate, fianco a fianco ai loro uomini, può forse far riflettere sugli stereotipi che molti di noi hanno sul mondo arabo come entità monolitica e chiusa ad ogni cambiamento. Qui il video, diretto nientemeno che da Jim Jarmusch.

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