ARTISTA DEL MESE: JOSIN, LA FIGLIA DI BJÖRK E THOM YORKE

Dopo aver iniziato l’anno con la celebrazione come miglior disco del 2019, prima della sua uscita, ossia “Assume Form” di James Blake (leggi QUI), ora ci dedichiamo ad un “non esordio”.

Non siamo impazziti, tranquilli, né ci siamo trasformati in fan del cappellaio matto e del non compleanno di Alice: siamo anzi  – anche noi della Leave Music  –  vittime della inaspettata uscita discografica di una cantante che amiamo da sempre, Arabella Rauch, meglio conosciuta come Josin.
Cosa ha fatto la bellissima cantante tedesca (in realtà sembra che di tedesco non abbia proprio nulla, a partire dai tratti somatici inequivocabilmente orientali, dovuti alla madre coreana, fino alle ascendenze musicali, che attingono al rock inglese ed alle atmosfere scandinave) per spiazzarci così tanto?

Dopo uno sfolgorante EP uscito alla fine del 2017,  “Epilogue” che le ha valso il primo posto nella nostra speciale classifica delle “promesse” del 2018  (da cui è tratto questo video della bella esecuzione di “From There”), ha costellato tutto l’anno scorso di singoli e video. Ecco anche il video, semplice e meraviglioso, del capolavoro di quell’EP, “Midnight Sun”.

D’accordo, oggi quasi tutti lo fanno, e l’espediente di far precedere l’uscita del disco da uno o due singoli per creare l’attesa e far parlare di sé è ormai di uso comune. La Rauch però si è fatta prendere un po’ la mano, con il risultato che  il suo primo album, “In the Blank Space”, uscito il 25 gennaio del 2019, non contiene praticamente canzoni inedite. Sette dei nove brani che compongono il disco erano già stati pubblicati urbi et orbi nei mesi precedenti e ascoltati e metabolizzati dai suoi (non molti, al momento) fans sparsi per il mondo.
Il primo di questi brani, “Oceans Wait”(QUI il video), risale addirittura al 2016 ed era uscito come singolo insieme a “Midnight Sun”: oggi Josin lo ripropone nel suo album, nonostante non si tratti peraltro di uno dei suoi più riusciti. Il brano ha una struttura particolarmente calma e meditativa, priva della drammaticità dei suoi pezzi più belli, e l’uso di un’orchestra di fiati in alternanza con i suoni elettronici gli conferisce un’aria à la Sigur Ros.
E’ stato recuperato anche “Feral Thing”, già uscito come singolo nel 2017 e poi inserito nell’EP “Epilogue” (evidentemente le piace molto), un brano dall’arrangiamento scarno ed efficace, il cui video è stato girato sulle Alpi svizzere.

Un po’ alemanna la Josin lo è, in fondo… Nonché “Evaporation” , definito dall’autrice in un’intervista il brano a cui è più affezionata, è uscito nel 2017. Sarà per questo, ma anche questo pezzo era  già presente nell’EP del 2017. Il video vede la bella e elegantissima artista aggirarsi tra i boschi (QUI il video).
Inoltre, come già detto, Josin ha costellato l’anno appena trascorso di singoli: prima “Company”, ove prevalgono le atmosfere fredde e i suoni elettronici (QUI il video del brano in un bel remix di Kiasmos), e dopo qualche mese “Burning (For a New Start)”. Arieccola per i boschi, questa volta –  chissà perché –  in vestaglia e con una parrucca color “evidenziatore della Stabilo Boss“.

Infine, è di dicembre 2018 il brano che dà il nome all’album, “In The Blank Space”. Nel video è a casa e si annoia un sacco, forse perché non può andare in giro per i boschi: (video QUI).
Insomma, dopo questo profluvio di uscite, anticipazioni, video, ecco finalmente il disco, annunciato dal consueto battage sui social e dalla stessa emozionatissima autrice. Un disco di esordio con due soli brani nuovi: uno dei due, “Healing”, peraltro è bello ed ha un intro che ricorda davvero la migliore Björk, fino alla parte vocale dove invece ritorna a somigliare alla versione femminile di Thom Yorke. Nel video di “Healing”, uscito il 31 gennaio, ritroviamo la nostra Josin imperterrita nei boschi per l’occasione, visto che siamo nella stagione più fredda, coperti da neve immacolata che la cantante calpesta con evidente piacere accennando passi di danza un po’ in contrasto con uno dei suoi brani più cerebrali e intimistici.

Ecco perché il suo disco di esordio è in realtà un “non esordio” e curiosamente dà l’impressione di una raccolta di brani (quelle che un tempo si chiamavano compilation).
Ma fermarsi a questo dato sarebbe un errore e farebbe torto ad una realtà innegabile: si tratta di un album di qualità decisamente sopra la media e un esordio a cinque stelle.
Facciamo finta dunque di non avere già atteso, scoperto, assimilato e mandato a memoria ogni singolo brano che Josin ci ha distillato nel corso dell’anno appena trascorso ed ascoltiamo i brani tutti insieme e nell’ordine che la talentuosa ragazza ha scelto: l’impressione rimane comunque forte.

Nove brani di qualità alta quasi senza cedimenti, nove piccole opere dallo stile definito e già maturo, che richiama immediatamente alla mente i due mostri sacri già prima ricordati, nientemeno che Thom Yorke e Björk. I suoi genitori artistici?

Nove brani di qualità alta quasi senza cedimenti,
nove piccole opere dallo stile definito e già maturo,
che richiama immediatamente alla mente
nientemeno che Thom Yorke e Björk.
I suoi genitori artistici?

Il primo, soprattutto: Josin sembra la reincarnazione del leader dei Radiohead, con il magistrale intreccio di suoni elettronici e armonie classiche, con l’uso sapiente delle sovrapposizioni armoniche e un’atmosfera fredda eppure piena di pathos, i paesaggi desolati e post-umani e quell’aria da fine del mondo che richiama le indimenticabili pagine de “La strada” di Cormac Mc Carthy (se non lo conoscete interrompete subito la lettura di questa recensione e correte in libreria).

E tuttavia, innegabile, rimane un sapore amaro: la strana scelta del produttore (che altri non è che la stessa Josin) di anticipare l’intera offerta musicale spezzettandola nei mesi priva l’ascolto del senso di novità e scoperta che costituisce uno dei piaceri di chi ascolta un nuovo album.
E, cosa ancora più grave, anche se mi costa dirlo perché le voglio bene: mi sembra che i brani migliori siano ancora quelli del primo EP, soprattutto (ulteriore stranezza) quelli non ripresi da “In The Blank Space”.

La strumentale “The One (Epilogue)”, il pezzo che me l’ha fatta scoprire, un brano dalle mille sovrapposizioni armoniche che coniuga a perfezione coraggio stilistico e bellezza pura, la struggente “Oh Boy” e “Midnight Sun” hanno qualche cosa che nei successivi brani si è attenuata, come se Josin avesse deciso di non spingere fino in fondo, di forzarsi in forme più classiche e intellegibili.

Scelta legittima, per carità, e forse è solo il tributo inevitabile di crescita di un’artista che – anche se sembra incredibile – è al suo primo disco e fino a pochi mesi fa sembrava avviata ad una promettente carriera di medico in qualche ospedale prima di abbandonare gli studi di medicina e dedicarsi all’arte.
Perciò, si tratta di un disco assolutamente da raccomandare a chi non l’aveva ancora scoperta: troverete un insieme di brani stimolanti, pieni di idee e che solleticheranno orecchie  e neuroni degli amanti di un certo tipo di musica.

I fan già acquisiti da tempo, i musicomani che avevano perduto la testa per questa affascinante ragazza, i Josinomani della prima ora aspetteranno con me i prossimi singoli che, siamo sicuri, l’artista ricomincerà a far piovere su Spotify e Youtube nei prossimi mesi, per anticipare – o bruciare – il suo secondo disco.