ARTISTA DEL MESE: JOANNA NEWSOM

Il legame tra musica e mondo delle favole è più che naturale: una parte importante del fascino del rock è da sempre costituito dalla voglia di mettere in musica e raccontare la parte infantile di ciascuno di noi.

Boschi fatati, personaggi usciti da sogni, irreali ma vivi e parlanti, ambientazioni oniriche solleticano da sempre la fantasia degli artisti e dalle casse dei nostri apparecchi sono entrati nelle case di tutti noi, adolescenti ma ancora legati al mondo dei bambini, mondo che non si abbandona mai del tutto.

Nessuno era però preparato all’irruzione, qualche anno fa, nel proscenio della musica di una vera e propria fata-bambina: non un’artista che racconta storie infantili, intendo, ma un personaggio in carne ed ossa dotato delle caratteristiche dei protagonisti delle favole, una donna con una voce naturale da bambina, vestita di abiti che sembravano presi a caso da qualche personaggio del passato che cercava di non dare nell’occhio nel mondo moderno.

Era il lontano 2004, ed esordiva una cantante americana le cui caratteristiche sembravano l’incubo di tutti i produttori musicali, un lungo elenco di ciò che non si deve avere per sfondare nel music business: brani complicati e stranianti, i cui protagonisti erano vegetali parlanti, re e consiglieri segreti di posti raggiungibili solo con delle mongolfiere …

E come se non bastasse, le canzoni erano arrangiate per arpa, lo strumento più ostico e meno accattivante del mondo suonato con aria compunta da questa giovane principessa appena scappata, così sembrava, dalla torre del castello in cui era stata rinchiusa.

Ecco il video di uno dei brani di punta del suo primo lavoro, “The sprout and the bean”, dove la fata debuttante canta di paesaggi sospesi tra le atmosfere de “il signore degli anelli” e le favole dei fratelli Andersen (quelle dove vi è sempre una sottile inquietudine a dare il tono, e che spesso sembrano pensate per traumatizzare per sempre ignari bambini anziché a farli addormentare…).

La musica ha una struttura semplice ma originale, pesca a piene mani dal folk e dal jazz, affida a piccoli tocchi sapienti (il raddoppio dell’arpeggio, un lontano scacciapensieri che dà la ritmica, quasi inudibile, da metà brano) il dosaggio del pathos.

L’immedesimazione completa tra l’artista e le storie narrate, l’assoluto senso di incanto che traspare ascoltando questa novella “lucy in the sky”, regina di un mondo dove “nothing is real” rende solo in parte ragione del clamoroso successo di Joanna Newsom (certo, stiamo parlando di numeri da artista di nicchia, non di hit spaccaclassifica: tuttavia, critica e pubblico più attento ne rimasero conquistati, e ci fu una gara in un certo ambiente indie ad averla come ospite in studio o dal vivo… e se pensate che il suo stile sia inimitabile, date un’occhiata alle decine di cover dei suoi brani esistenti in rete… Eccovi un’altra perla di assoluta bellezza tratta dal suo disco di esordio, “Bridges and balloons” (qui il video).

Una proposta artistica così assorbente e caratterizzata rischiava ovviamente di esaurire in breve tempo la sua spinta (non si può ripetere lo stesso cliché all’infinito, anche se si è dotati di fosforo e talento sufficiente a creare infinite variazioni sul tema)… per fortuna, proprio come nelle favole, qualche genio gentile o innamorato deve essere passato dalle parti del castello della Newsom, ed averle regalato la libertà e una natura finalmente umana.

Dopo una manciata di splendidi dischi e la fine di una burrascosa storia d’amore con il più talentuoso songwriter dell’epoca, Bill Callahan (che ne uscirà distrutto: sul punto cfr. LO SAPEVI? #7 “L’amore ai tempi dell’indie”…), nel 2010 Joanna Newsom irrompe nuovamente nel mondo del rock con un album completamente diverso dai precedenti: maturo, consapevole e bellissimo, e così pieno di idee da richiedere un formato “triplo” che si credeva desueto…

Il disco si chiama “Have one on me” e sin dalla copertina mostra i suoi intenti bellicosi: l’ex fata-bambina, divenuta una splendida donna, giace con posa sensuale in una stanza dall’arredamento barocco e carico di orpelli, quadri, sedie leopardate e tutto l’armamentario di una certa e studiata seduzione retro: siamo lontanissimi dal mondo delle favole, Joanna è diventata donna.

Vengono diffuse in rete immagini della cantante in piena fioritura femminile: pose di una sensualità cerebrale ma innegabile, sguardi languidi e vezzosi cappelli, vestiario da ragazza moderna e consapevole.

Ma è nei contenuti musicali che si nota il cambiamento più stupefacente: l’arpa cede spesso il posto al pianoforte, suonato dalla Newsom con grazia e originalità, o ad un fingerpicking ammaliante regalato da una chitarra acustica che deve molto alla root music americana e risente anche di influenze degli indiani d’America (lo stile “appalachiano”).

Composizioni tutte diverse tra loro si susseguono in questo stupefacente disco triplo, dalle ballate dal ritmo incalzante alle riflessioni malinconiche e ispiratissime.

Spesso i brani si allungano in piccole suites composte da movimenti diversi tra loro eppure armonicamente legati (ecco “Good intention paving company”, in un video ove si alternano immagini della “nuova” Joanna, quasi un manifesto della sua femminilità: link video).

Certo, non è musica facile e l’artista richiede un ascolto attento, poiché dissemina testo e musica di piccoli giochi, trappole, divertissment che possono sfuggire ad un fruitore distratto, ma è proprio questo il fascino di una cantante che spande ad ogni nota ormoni e fosforo, e che vi chiede di seguirla senza tentennamenti promettendo un appagamento di sensi e cervello in pari misura che non ha forse eguali nel mondo del rock.

La Newsom è ormai talmente padrona dei suoi mezzi da permettersi una ballata di quasi dieci minuti con tempo lentissimo, che aumenta il battito dopo i primi tre minuti di stato di semi-trance per poi trascinare – chi è arrivato vivo fin lì – ad un climax finale irresistibile (si tratta della fenomenale “Baby birch”, ve la offro in un video con il testo, pure bellissimo, sperando che vi possa accompagnare fino alla fine, vale davvero la pena: qui il video).

La ragazza sembra in altri termini libera dalle pastoie del proprio cervello ipertrofico, e preda di una sensualità selvaggia: dallo scontro tra queste due parti così prorompenti della sua personalità nascono veri e propri capolavori, brani originalissimi e sbilenchi, con sprazzi di imprevedibilità che rasentano il genio (“Soft as chalk”, con un uso del pianoforte spiazzante e bellissimo: guardatela in questa esibizione dal vivo, fragile ed emozionata, bella nonostante la sua voce così strana e particolare sia tirata fino al punto di rottura in molti punti del brano, qui il video). Per un’analisi del testo di questo brano, pietra miliare del suo rapporto con Bill Callahan, si rimanda ancora al “losapevi” su “l’amore ai tempi dell’indie”.

Insomma, dopo un disco del genere, ed una vera e propria rivoluzione, era ancora una volta difficile immaginare come andare avanti… ecco forse il perché di un silenzio lunghissimo, durato cinque anni, come se Joanna avesse detto, in quel triplo album, tutto quello che voleva dire, o forse come se si fosse spinta troppo in avanti….

Il disco successivo era sicuramente a rischio di cadere nel manierismo, e di portare la ragazza in un’inevitabile parabola discendente.

Oggi il disco è uscito, e conferma tutte le nostre certezze (e ahimè i nostri timori): è sicuramente una conferma del talento di questa donna, oggi più sicura di sé e dei suoi mezzi.

Spariti i brani dissertazione da dici minuti l’uno, per un formato canzone finalmente più fruibile.

E tuttavia, la Newsom sembra avere perso fiducia nel potere salvifico dell’amore, e la capacità di bruciare di passione che caratterizzava il disco precedente.

Oggi prevale il fosforo sul sangue, e negli undici brani di questo nuovo “Divers” si susseguono dimostrazioni di sapienza musicale, citazioni di musica colta e testi di intrigante bellezza e mirabile costruzione.

Prendete il primo singolo di lancio del disco, “Sapokanikan”: i primi due versi sono così pieni di allitterazioni, hanno una metrica così particolare che sembrano semplici filastrocche messe lì per il puro piacere del suono, una sorta di gioco dadaista (provate a seguire il testo cadenzandolo come fa l’autrice: “The cause / is / O / zy / mandian, the map / of / Sap / o / kanikan”, non sembrano parole scelte per il suono saltellante e simmetrico e non per un significato che all’apparenza non c’è?).

Eppure ridurre il piacere dell’ascolto a questo puro godimento infantile dei suoni è un errore, un grave errore: dietro le cantilene la nostra fatina cela sempre un indovinello, un trucco gentile o terribile che lascia a voi il piacere (o il terrore) di scoprire…. (per chi non ha voglia di cimentarsi: “Ozymandian”, titolo del più famoso sonetto di Shelley, è per i poeti inglesi ed americani il simbolo del declino che attende ogni momento di gloria e della caducità del destino; “Sapokanikan” era il nome dato dagli indiani d’America che risiedevano nell’attuale Manhattan… si comincia a vedere la trama di un discorso ben poco infantile, vero? E il video in cui la bella Joanna passeggia nel centro del mondo occidentale, Manhattan, diviene allora un invito a considerare la caducità del destino e le radici di ognuno di noi, a non dimenticare che il cuore pulsante della civiltà occidentale poggia sulla distruzione di una civiltà altrettanto progredita, e che prima o poi arriverà il tempo del tramonto anche per i padroni attuali del globo).

Oggi Joanna Newsom sembra una di quelle bellissime donne che usano la loro intelligenza per intimorire, che ti invitano ad avvicinarti per poi respingerti con un sorriso: si può morire per donne così, d’accordo, ma chissà perché viene voglia di salvarla da se stessa.

Si attendono volontari per riattivare un muscolo cardiaco oggi messo un po’ da parte, qualche nuovo tenebroso folksinger (i critici musicali non sembrano interessarla, purtroppo per me) che possa riportarla fuori dal castello, che le riporti un fiore, magari raggiungendola sulla torre a bordo di una mongolfiera come nel suo primo singolo…