ARTISTA DEL MESE: AINSLIE WILLS

Ogni periodo del rock è contrassegnato da uno o più artisti o gruppi che riescono ad imporre il loro stile e le idee a tal punto da diventare il punto di riferimento e la base di confronto per tutti gli altri. Spesso si tratta di veri e propri geni, che partono da idee eccentriche ed originali e catturano l’attenzione di così tante persone da incarnare allo zenith della loro parabola il mainstream, finché quelle stesse idee non sembrano più eccentriche ma normali, anzi, diventano per un po’ il linguaggio del rock, comunemente  usato da tutti.

Negli ultimi anni questo ruolo di portabandiera è sicuramente in mano a Thom Yorke, il rocker più influente del “bigoncio”: tutto il rock (o almeno una parte consistente, che corrisponde alla “fascia alta”) è attualmente più o meno sotto l’incantesimo dei Radiohead e sembra che chi si approcci alla musica popolare non possa fare a meno di confrontarsi con le idee e le sonorità che il suo leader ha fatto deflagrare nel proscenio come tante bombe. La sfida è dunque trovare una propria strada ed un proprio stile nel linguaggio attuale della musica rock, fatto oggi di atmosfere elettroniche e stranianti, dissonanze rarefatte e accordi sovrapposti armonicamente, echi ripetuti come mantra e melodie ipnotiche e suggestive, versi che sfumano in echi sempre più distanti.

Tra le proposte migliori e più interessanti da questo punto di vista, la più interessante viene oggi da uno stato semiselvaggio del continente australiano, anche se a proporla è una giovane donna che dall’aspetto si direbbe piuttosto  una perfetta English lady: faccia cavallina, braccia e gambe lunghissime e vestiario davvero (davvero!)  improponibile.

Ok sono stato un po’ ingeneroso nella descrizione… ma tanto sono sicuro che dimenticherete in un momento queste impressioni (e i miei velenosi commenti) appena sentirete Ainslie Wills cantare, e resterete – come me – soggiogati dalla sua voce e dal suo talento di compositrice.

La voce è di quelle che colpiscono al primo ascolto: piena, duttile al punto da passare dai toni bassi al falsetto senza sforzo alcuno anche più volte nello stesso verso, vibrante e sicura.

Quanto al talento di compositrice, è sufficiente che ascoltiate il primo brano del suo primo album, “Mary”: un brano che ha la ieraticità e l’incedere maestoso dei migliori Radiohead d’annata (appunto), con un tocco femminile che davvero non guasta.

L’intelaiatura è così complessa che il brano si sviluppa lentamente, dopo un’introduzione affidata alla sola voce della Wills, doppiata in modo magistrale in alcuni passaggi e con il contrappunto di note di chitarra distillate con sapienza tra riverberi elettronici, per prendere il largo dopo quasi due minuti e mezzo con l’ingresso della base ritmica, che allontana la mente in un riff ipnotico. Davvero un esordio magistrale (qui il link al video solo audio per chi vuole il suono in tutta la sua pienezza).

Ma questa giovane artista australiana ha parecchie frecce al suo arco, ed ecco che alle atmosfere pensanti e radioheadiane si contrappone un amore sincero per le atmosfere soul e persino “danzerecce”, anche se fa capolino il suo gusto per la complessità dell’armonia e degli ambienti musicali rarefatti (eccovi un esempio nella piacevole “Weighing the promise”, con un video un po’ … low cost, anche se non manca qualche spunto originale).

Ma è dove le due anime musicali di Ainslie riescono ad integrarsi senza sovrapporsi che arrivano le vere chicche della sua produzione: brani che riescono a conservare la profondità e la complessità armonica senza perdere in ballabilità e leggerezza, in un equilibrio che ha del magico e che rapisce al primo ascolto.

E’ quel che succede in “Drive”, brano di apertura dell’ EP “Oh the golds”, appena uscito, sicuramente il suo pezzo più riuscito: parte come uno sparo, con la voce tesa e vibrante della Wills su un semplice e insistente giro di basso, cui si aggiungono poco dopo chitarra, batteria e uno splendido arpeggio di piano, che arricchisce il brano con le atmosfere stranianti e ipnotiche dell’”altra Wills”, quella radiohediana per intenderci.

Il brano è così ben costruito e trascinante che si fa fatica all’inizio a scorgerne la complessità, tanto i pezzi che lo compongono sono incastrati e fusi tra loro.

Per questo ve lo propongo in una duplice veste, in studio e dal vivo: ascoltate la prima versione, poi passate a quella dal vivo e vedrete l’intelaiatura del brano, spogliato di effetti e strumenti e ridotto ai soli vocalizzi della nostra Wills più chitarra. Poi (se vi va) tornate alla versione in studio, ed apprezzerete appieno il lavoro di struttura di insieme. (Qui il link alla versione in studio e il link  al video eseguito dal vivo, per strada ).

Ci vuole un bel coraggio, e una grande sicurezza dei propri mezzi, per spogliare un brano così ricco ed eseguirlo praticamente senza accompagnamento, per strada: eppure l’esperimento riesce, e il brano prende una veste diversa e inaspettata in questa versione iper unplugged, che riesce perfettamente nel suo scopo di dimostrare ad un tempo le meraviglie della voce della Wills e la sua bravura di autrice.

Si capisce anche – e questo è un altro aspetto che non può non colpire i musicofili – che la ragazza ama davvero quello che fa: spigolando su Youtube la troverete mentre esegue, sempre accompagnata dal fido chitarrista Lawrence Folvig, pezzi suoi o cover di vari artisti che in qualche modo l’hanno colpita, per strada, sui balconi, in mezzo al traffico, tra due rampe di scale di un condominio, su un tetto, in uno stanzino e nei contesti più disparati, come se non resistesse alla tentazione di cimentarsi nella sua arte in modi sempre nuovi, aggiungendo sfida a sfida per il solo gusto di essere lì e cantare.

In queste esecuzioni dal vivo si può gustare la forza della sua proposta, ed innamorarsi del suo sincero innamoramento per la musica (“I’ve been obsessed by music all through high school”, ha dichiarato in un’intervista), una passione che scalda il cuore e trascina lontano.

E ancora farsi rapire dalle atmosfere da sogno della bellissima “Constellation” (qui il link al video solo audio), e poi riprendere contatto con la terra nella trascinante track “The figthing kind”, dove la Wills sfoggia una voce cattiva e vibrante come le soul singer bianche di una volta.

Ma attenzione perché anche qui, a metà del brano ecco Thom Yorke che fa capolino: il ritmo soul si ferma e sulle note incalzanti di una chitarra riparte la voce della nostra: è un attimo, una spolverata di Yorke prima che l’anima soul del brano riprenda il sopravvento, ma è la spezia in più, il tocco originale di questa donna.

E del resto, cosa c’è di più stimolante della sensazione di portare l’ascoltatore su terreni sempre nuovi, carezzandolo e poi spiazzandolo per indicargli una strada e una sfida sempre nuova? Sono parole sue, e c’è da crederle davvero. Benvenuta Ainslie, giovane veterana del rock!