Lo Sapevi?

Josin

LO SAPEVI? #41 I SETTE ARTISTI ESPLOSI… NELL’ANNO CHE VERRA’!

by Costia

LA CLASSIFICA “A FUTURA MEMORIA” DEI MIGLIORI GIOVANI DEL 2018

Due anni fa, alla fine del 2015, abbiamo fatto una specie di gioco: anziché indicare, come molti fanno, i migliori artisti dell’anno trascorso, abbiamo stilato una classifica dei migliori giovani in rampa di lancio, quelli che secondo noi avrebbero illuminato l’anno che sarebbe cominciato di lì a poco, insomma, una classifica ideale dei migliori artisti del futuro ( I 10 ARTISTI ESPLOSI NELL’ANNO CHE VERRA’ ).

A rileggere oggi quella classifica, c’è da rimanere strabiliati: non ne abbiamo azzeccato praticamente nessuno! Di molti si sono perse le tracce, altri arrancano nelle retrovie, e i Dirty Projectors del “geniale” David Longstreth,  gruppo che avevamo messo al primo posto, hanno fatto un disco pretenzioso e brutto, speriamo solo una battuta di arresto e non l’inizio di una precoce involuzione…

Insomma, rileggendo quella vecchia classifica abbiamo deciso, in spregio del senso del pericolo e delle pernacchie, di riprovarci: in fondo, siamo ancora convinti di avere indovinato la vecchia top ten, e forse il successo commerciale non è il parametro su cui giudicare la bontà delle scelte allora fatte… né possiamo rammaricarci più di tanto dell’involuzione degli artisti in cui avevamo creduto (e del resto, sulla morte artistica… LINK QUI)

Perciò, tenetevi forte, e preparatevi alle nostre migliori sette proposte per il 2018: giovani o gruppi in attesa di lancio, pieni di idee ancora inespresse, che aspettano una consacrazione definitiva: sarà la volta buona per alcuni di loro? Noi lo speriamo, e anche se non fosse così, siamo con loro: le loro idee, il loro talento, il loro coraggio ce li fanno amare comunque.
L’ordine è, come sempre, più o meno casuale.

1. JOSIN: questa bellissima ragazza, figlia di padre tedesco e madre coreana, ha sfornato un disco di lunghezza anomala (sei brani più uno in doppia versione: meno di un LP, più di un EP) intrigante e pieno di fascino. Il pianoforte la fa da padrone, con accordi pestati ad aumentare la drammaticità di atmosfere cupe e piene di passione. Il suo ispiratore è Thom Yorke, di cui riprende la sovrapposizione di linee armoniche e la capacità dei cosiddetti temi minori di prendere la scena a metà dei brani. Ecco il video di “Midnight Sun”.

La somiglianza alle atmosfere radiohediane dei suoi brani è attualmente l’unico difetto di un debutto eccellente: se riuscirà a liberarsi degli scomodi padri e trovare una strada personale per il suo indubbio talento, siamo sicuri che diventerà una stella di prima grandezza (un interessante progetto è rinvenibile in questa strumentale “The One (epilogue)”. Chapeu!

2. PALATINE: l’ultimo possibile exploit dal campo della soul music viene da questo omone con la voce tenorile e i vestiti impossibili (sembra uscito da un film in costume di epoca imprecisata tra il Settecento e l’Ottocento).

Un buon aggancio alla tradizione Motown è la ovvia base da cui partire, ma il meglio di sé lo dà quando si avventura in territori più personali ed originali: ascoltate questa “Where is My Heart?”, una ballata circolare, nel senso che si torna sempre al tema iniziale, con variazioni: uno stile quasi jazz, accentuato dall’utilizzo di bassotuba ed oboe. Su uno sfondo di cori maschili (questo sì, molto soul) dominano i vocalizzi del nostro Palatine. Un pezzo notevole. Lo aspettiamo al suo primo album, dopo due EP.

3. HECTORY: dopo un lunghissimo sonno, la Francia sembra decisa ad uscire dalla mediocrità in cui l’avevano confinata discutibili cantanti incapaci di osare, e propone oggi un ventaglio si giovani di brillante futuro. Tra questi, il più intrigante ed eccentrico è Hectory, una specie di Brassens dalla chitarra scordata e gli accordi asimmetrici, che al suo primo EP ha dato mostra di maestria nel creare atmosfere tipicamente francesi ma di sapore ultramoderno. Ascoltate questa spettacolare Tete Haute accompagnata da un video surreale ed onirico  o godetevi la disinvoltura con cui cannibalizza e rende proprio un vecchio brano dei Massive Attack, “Man Next Door”. Anche lui è atteso al primo album.

4. ROZI PLAIN: una carriera che rischia di finire prima ancora di iniziare, quella di Rozi Plain, e per un motivo insolito: la ragazza, dopo un paio di album promettenti, in cui ha sfoderato un buon rock, fresco e  pieno di inventiva, sembra essere stata completamente assorbita dal ruolo di bassista di un’altra giovane promessa del rock, che si presenta con il bizzarro nome di This is the kit (le dedicheremo presto una recensione). Da qualche tempo, le due sono inseparabili in studio (ove Rozi Plain è sempre in primo piano con i suoi giri di basso e si occupa anche di raddoppiare le parti cantate della leader) che in tournee. Insomma, la giovane Rozi Plain sembra avere ridotto le sue aspirazioni ad essere “amica di”: sarà un caso che i suoi due ultimi dischi si chiamano “Friend” e “friend of a friend”?

Bah… comunque a noi piaceva il suo modo sbarazzino e per nulla banale di suonare e comporre rock (e anche i suoi video, eccentrici e divertenti come questo “actually”, che ha tutta l’apparenza di essere stato girato nel cortile dietro casa sua con mamma e papà:

o questo Jogalong, in cui Rozi Plain cerca invano di sitrarre l’attenzione dalla musica con immagini sconclusionate e prive di logica, e ci auguriamo che This is The Kit la mandi in giro da sola qualche volta. Aspettiamo anche lei in questo anno che sta per iniziare! Per ora si prende il premio simpatia di questa nostra specialissima classifica.

5. AFRIKAN BOY: ecco una fusione di stili che ci mancava: Afrikan boy è riuscito a rappare sulla kora, strumento tradizionale degli africani del deserto (Mali, ma anche Costa d’Avorio o, come in questo caso, Nigeria). E’ un matrimonio particolarmente riuscito, visto che il brano che vi presentiamo parla proprio di integrazione – o sarebbe meglio dire, mancata integrazione – di un ragazzo africano nella giungla inumana e inospitale delle città francesi. Il rap, nato come strumento di protesta e presa di coscienza dei giovani delle periferie urbane statunitensi, trae nuova linfa dalle realtà europee alle prese con l’attuale afflusso di un oceano di  ragazzi che, dopo avere attraversato il mondo in condizioni inumane, finiscono stipati nelle banlieue da Stati che vorrebbero far finta di non vederli. “LITW” (che sta per “Life in The West”, la vita nello scintillante e irraggiungibile mondo dell’Occidente per un ragazzo del meridione del mondo) è il loro nuovo, possibile inno (in questa splendida versione suonata dal vivo la kora non c’è, d’accordo: se volete ascoltare la versione originale eccola: link qui).

6. KATRINE STOCHHOLM: poteva mancare un’esponente del variegato rock scandinavo? Chi ci segue sa che questa è una delle nostre fisse storiche, e che periodicamente finiamo incantati da qualche atmosfera rarefatta e gelida delle lande del grande popolo del Nord… e allora eccoci con questa Kathrine Stochholm, svedese che unisce la geometria dell’elettronica agli echi degli spazi sconfinati scandinavi, con questa “Kompass & Rumraket” che deve molto alla migliore, indimenticata Bjork (non esiste dal vivo, peccato; eccola nella versione su disco: link qui).

7. JAIN: chiudiamo con un po’ di pepe, con questa hit a cinque stelle francese con sfumature ritmiche africane (la cantante è di Tolosa ma ha origini malgasce) che ha totalizzato la bellezza di 50 milioni di ascolti su Sopitify… numeri mostruosi ma meritati, per un brano che riesce ad essere trascinante (provate ad ascoltarlo senza muovere almeno una gambetta e siamo pronti a … mandarvi un medico legale a casa per la constatazione del decesso) ma senza essere banale (ecco il video ufficiale).


La sensazione che la ragazza, oltre ad una voce di velluto e un bel visetto,  possa avere qualcosa da dire si accentua vedendo questa coraggiosa versione “unplugged” (più o meno… diciamo unplugged con aiutino del computer) del brano suonata dal vivo e conclusa con una originale variazione vocale sul tema, che lascia ben sperare.

Se la ragazzina terribile riuscirà ad imporre la propria passione per la musica a scapito della grande industria che sembra già averla circondata e riempita di coccole (il video di lancio è di quelli costosi e su cui si è investito parecchio, così come dietro al sua immagine si intravedono riunioni manageriali al tavolone di vetro di qualche major), potrebbe uscirne qualcosa. Forza ragazzina!

 

 

 

 

 

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